Avatar Drop è il gioco che da settimane si trova al primo posto nella classifica delle vendite Indie (non che le vendite ci interessino in questa sede) e che incarna al meglio la filosofia di quello che mi piace chiamare il 1-euro-gaming.
Svolgimento: prendete il vostro avatar, lasciatelo cadere abbandonandolo ad una fisica ragdoll mentre cercate di farlo passare attraverso degli anelli che, in base alla loro larghezza, danno più o meno punti. Ad ostacolare la vostra caduta ci saranno solo delle semplici sfere che una volta toccate si "sgonfieranno" fino a scomparire. Una volta passati attraverso il cerchio finale (non più di due minuti dopo) la partita sarà conclusa. Punto.
Quanto sareste disposti a pagare per un gioco del genere? "Un euro, non di più!" Infatti è proprio quello che costa.
Abbandonati all'acquisto al volo, ci si rende conto dopo un paio di partite che quello che rende questo gioco un vero gioiello non è di certo il prezzo, ma la cura dei particolari: le urla degli avatar in caduta libera, la musica azzeccatissima (in stile comiche in bianco e nero), i rilassanti colori pastello.
Il multiplayer (fino a quattro giocatori) è bilanciato alla perfezione: meglio procedere lentamente e accumulare più punti o gettarsi verso il traguardo per ricevere il bonus velocità? Una volta tanto, entrambe le tecniche funzionano alla perfezione. Infine, l'utilizzo degli spesso dimenticati alter-ego 3D aiuta l'immersione, soprattutto se si gioca in compagnia.
Gameplay puro, d'altri tempi. Roba da "un'altra partita e poi spengo", esattamente quello che una fetta sempre più ampia di videogiocatori cerca, una fetta che - e questo è un merito fondamentale dell'indie - taglia trasversalmente il mercato: bambinoni casual o nerd hardcore interessati allo sviluppo indipendente? Non ha importanza, e questo è bellissimo: è un'utopia che si realizza.
